Credit Manager Mizuya:”Crescita, inflazione, caro-energia: perché tante nubi?”

Credit Manager Mizuya:”Crescita, inflazione, caro-energia: perché tante nubi?”

L’economia mondiale ha iniziato il 2022 con un passo falso: cosa ha determinato la brusca frenata della ripresa nell’anno nuovo?
C’è un’unica causa o sono molteplici? Temporanee o durature? Quali settori ne sono più colpiti?
In che modi l’aumento dei prezzi può intralciare la crescita?
La vivacità dell’inflazione ha sorpreso verso l’alto anche le lancette dell’economia?
In cosa e in che misura ha deviato dalle prevedibili tendenze di fondo?
Le forze deflazionistiche si sono fatte meno potenti e pressanti?
Cosa c’è dietro lo shock del costo dell’energia?
E il costo che impera su tutti gli altri, cioè i salari, sta gettando benzina sul fuoco?
Le Banche centrali stanno rincorrendo l’accelerazione dei prezzi, o hanno fatto bene finora ad agire con circospezione, anziché alzare i tassi un anno fa, come molti blasonati economisti suggerivano?
Tassi su e azioni giù: è un riflesso pavloviano inevitabile?
Perché il dollaro oscilla qual foglia al vento? Quali variabili determineranno la sua tendenza?

Queste sono le domande che in questi giorni si stanno facendo i Professionisti della Finanza e del Credito.

Ricordiamo che nel 2021 il prezzo del gas all’ingrosso è quasi quadruplicato, passando da circa 24€ per megawattora che si sono pagati mediamente negli ultimi 10 anni a circa 82€ che si sono visti nella seconda metà del 2021.

E dato che i prezzi delle fonti energetiche incidono in modo importante sull’economia di un paese, un loro aumento con percentuali a tre cifre, e siamo al 340%, non può che essere devastante.
C’è infatti un aspetto del caro energia che non è di immediata comprensione ma che ha effetti molto più di larga scala della singola bolletta che arriva a casa.
È l’effetto valanga dei passaggi dal produttore al consumatore, tanto da causare un aumento esponenziale di tutti i prezzi.
Vediamolo in dettaglio.

In paesi come Germania e Francia le centrali che producono elettricità a partire dal gas naturale, quello che chiamiamo comunemente metano, sono circa il 15% di tutto il parco impianti di produzione elettrica (compresi quindi nucleari, fotovoltaici, eolici, idroelettrici, ecc.).
In Italia invece gli impianti che producono energia elettrica con il gas sono oltre il 40% del totale, un valore molto significativo.

Secondo il report pubblicato dal GSE nel 2021, denominato Fuel-Mix, nonostante la presenza in Italia di molti impianti alimentati da fonti rinnovabili, abbiamo un 42% di produzione elettrica da gas naturale.

Questo significa che il prezzo dell’elettricità in Italia è molto influenzato dal prezzo del gas; numeri alla mano, a fronte di un prezzo triplicato nel gas, dovremmo vedere un aumento nei prezzi dell’energia elettrica di circa il 50%. Sono stime di larga massima ma corrispondono a quello si inizia già a vedere in qualche “bolletta”.

Fin qui gli aspetti generali.
Ora invece passiamo ad approfondire il fattore fondamentale che si deve tenere in considerazione quando aumentano i prezzi dell’energia: il loro impatto sulla catena di approvvigionamento.

Questo fattore è una vera e propria spada di Damocle che incombe su tutta l’economia perché un movimento importane nei costi delle forniture energetiche si amplifica in modo esponenziale lungo tutta la “Supply chain”.

A differenza, infatti, di un aumento di prezzo su uno specifico bene o prodotto, l’aumento di elettricità e gas ha degli effetti molto maggiori perché:

  1.  incide nei costi di produzione di tutti i beni (materie prime, lavorati, semilavorati, ecc)
  2. incide nei costi di gestione di magazzini e fornitori all’ingrosso
  3. incide nei costi di gestione dei punti vendita al dettaglio,
  4. incide nei costi di esercizio della catena del freddo

Ad esempio, se aumenta il prezzo dell’inchiostro per penne, in cartoleria troveremo un aumento su tutte le penne, ma non sui quaderni né sulle matite.
Ma se aumenta il prezzo sia dell’energia elettrica che del gas troveremo aumenti su tutti i prodotti. Il commerciante inoltre avrà maggiori spese per la gestione del negozio (riscaldamento, l’illuminazione, aria condizionata, ecc..), quindi dovrà applicare un ulteriore aumento ai prezzi dei prodotti per sopperire a tali nuovi oneri.

Sembra una questione banale ma purtroppo non abbiamo nessun dato storico su un evento di questo tipo.
Soprattutto le nazioni occidentali non hanno mai sperimentato un aumento nei prezzi delle forniture di elettricità e gas con le percentuali a doppia cifra che stiamo vedendo in questi giorni. Nemmeno la crisi petrolifera del 1973 può essere paragonabile; e non è certo decretando le domeniche a piedi che si sono visti in quegli anni che si potrà contenere il problema.

Secondo una recente stima di Confindustria Toscana per le imprese tessili, nelle filature industriali la spesa per energia elettrica incide nel bilancio delle aziende dal 10 a 14%, mentre nelle tintorie incide meno, circa il 5%, ma in queste realtà c’è l’utilizzo del gas, la cui spesa incide tra il 5 ed il 10%.

Dati gli amenti previsti nei costi di elettricità (50%) e gas (200%) per la tintoria significa un aumento dei costi energetici di circa il 20%, mentre per le filature sarà circa il 5%.
Abbiamo quindi aumentato il costo di produzione di un prodotto del 25%… senza ancora averlo fatto uscire dalla fabbrica!

La stessa cosa naturalmente non avverrà solo in Italia, ma in tutti i paesi con una situazione equivalente alla nostra (ad esempio il Regno Unito); quindi se i prodotti “nostrani” rincarano, non è detto che si troveranno prezzi più bassi nei beni che arrivano dall’estero.

La problematica dell’aumento esponenziale dei costi peggiora in modo ulteriore per i prodotti che necessitano di essere conservati ad una determinata temperatura, prima di tutto per il settore alimentare (ma non dimentichiamo quello dei farmaci).

Qui, infatti, si devono utilizzare degli strumenti per garantire la catena del freddo dal produttore al consumatore (magazzini frigoriferi per lo stoccaggio, banchi frigo per la vendita, ecc.) cioè apparecchiature con un elevato consumo energetico il cui costo di gestione sarà ulteriormente colpito dagli aumenti dell’energia elettrica, con ulteriori costi da applicare sul prezzo di vendita.

Tanto per essere chiari, fatta 100 la bolletta energetica per un punto vendita di articolo “non-food” come abbigliamento, casalinghi o ferramenta, questa lievita a 200 per un supermercato di pari dimensioni per la presenza di congelatori e banchi refrigerati.

Il prodotto alimentare fresco o surgelato, quindi, vedrà sommarsi due distinti aumenti, cioè i maggiori costi di produzione, che abbiamo detto sono generalizzati, ma anche ulteriori aumenti dovuti ai costi per la conservazione.

Questo aspetto purtroppo significa solo una cosa: l’aumento della spesa energetica avrà maggior peso sui prodotti alimentari piuttosto che sui beni voluttuari o altri articoli non indispensabili per vivere.

L’aumento a due cifre del costo del gas e dell’energia elettrica potrà avere conseguenze “drammatiche” sui costi di tutti i prodotti, a partire da quelli alimentari. Da non dimenticare, a proposito di prodotti alimentari, che un ulteriore punto debole nei costi della loro produzione è dovuto ai costi per gli alimenti degli animali, un settore che sarà anch’esso influenzato dai prezzi dei prodotti energetici, scatenando una ulteriore escalation al rialzo su tutta la catena.

Avrete comunque notato che in tutte queste variabili mancano riferimenti all’aumento generalizzato delle materie prime.
I produttori di cavi elettrici, tanto per fare un esempio “a tema”, oltre a subire l’aumento del costo dell’elettricità, che incide dal 5 al 20% nei costi di produzione, si sono visti triplicare il prezzo del rame, che è passato da 3 a 9 Euro/kg. Numeri che avranno effetti importanti nei prezzi finali.

Ci sarebbe anche da parlare del rincaro dei prodotti petroliferi oppure della crisi dell’additivo per i motori diesel (il cosiddetto AdBlue), tutti elementi che potranno incidere sui costi della logistica, ma meglio non alimentare ulteriormente la tensione nei nostri lettori.

Non so quale sarà il potere di acquisto dei nostri stipendi tra 6 mesi, ma se le cose continuano di questo passo credo sarà fortemente ridimensionato, tanto da mettere qualche dubbio sulla tenuta sociale del paese.

Nagaishi



ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Inserisci la tua mail e ricevi aggiornamenti dal mondo del Credit Management

Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.