“Start-Up, Acceleratori ed Incubatori: Chi cresce grazie a Chi? Prima Parte

“Start-Up, Acceleratori ed Incubatori: Chi cresce grazie a Chi? Prima Parte

Fino ad alcuni anni fa, sentivamo spesso parlare di Newco, sia in occasione della creazione di una nuova azienda e sia in occasione di un processo di trasformazione ed evoluzione di una azienda pre-esistente che, per necessità od opportunità, provvedeva a “rigenerare il proprio business” grazie alla ristrutturazione interna.
In questi ultimi anni, l’estensione del concetto include anche le start-up.

Intorno alle start-up si è sviluppato, progressivamente, un vero e proprio ecosistema, fatto di incubatori ed acceleratori.
Entrambi competono nel mercato offrendo i propri servizi cercando di intercettare startupper con i “migliori progetti” da incubare od accelerare…
Se in origine, uno startupper doveva affrontare un percorso estremamente articolato e selettivo per intercettare l’attenzione dei pochi incubatori/acceleratori.
Oggi, assistiamo ad articolate iniziative di scouting e contest organizzate da incubatori/acceleratori, estremamente attivi e spesso in competizione tra loro, che sono alla ricerca di startupper e dei loro “progetti di impresa”…

L’incubatore di startup è il luogo, sia fisico che virtuale, in cui una nuova impresa può trasformarsi da semplice idea in effettiva realtà produttiva. Secondo la definizione data dalla Commissione europea, “un incubatore d’impresa è un’organizzazione che accelera e rende sistematico il processo di creazione di nuove imprese”.
Una start-up “incubata” può disporre di una sede fisica come l’accesso a diversi canali di finanziamento, può entrare in una rete sociale e imprenditoriale fatta di contatti e consulenza con cui poter sviluppare il proprio “progetto di impresa”.
Il tempo entro il quale si può permanere all’interno di un incubatore è in genere limitato ai 36 mesi.

L’acceleratore di startup è un programma volto ad accelerare lo sviluppo di start-up.
È uno spazio, sia fisico e sia online, in cui si offre supporto allo startupper attraverso l’erogazione di servizi, l’organizzazione di attività di networking, consulenze sul modello di business.
Il programma di accelerazione ha una durata media non oltre i 12 mesi: periodo entro il quale affrontare e risolvere gli aspetti organizzativi, operativi e strategici tipici di una neo impresa.

Se un incubatore fornisce essenzialmente uno spazio fisico in cui lavorare, l’accesso a un limitato numero di servizi, come sale conferenze e connessione internet ed opportunità di networking.
L’acceleratore invece offre servizi professionali di consulenza strategica , dalla racconta fondi alla gestione di eventuali pivot fino al lancio del prodotto sul mercato.

Secondo il Social Innovation Monitor (Rapporto 2020) del Politecnico di Torino, il numero di incubatori in Italia è cresciuto dell’8%: passando da 197 a 212.
Il 57% degli incubatori è posizionato nel nord Italia, in particolare in Lombardia (26% del totale), seguita dall’Emilia-Romagna, con il 13%. Nel Lazio è presente il 9% di essi.
La maggior parte degli incubatori sono privati (131); 44 sono realtà miste pubblico-private, e 32 sono interamente di emanazione pubblica.
Il 48% degli incubatori sono di tipo business (cioè che accelerano organizzazioni che non hanno il positivo impatto sociale tra i loro obiettivi).
Il 41% sono misti e l’11% sono incubatori sociali (dove almeno il 50% delle organizzazioni incubate è ispirata in misura significativa dall’impatto sociale della propria attività).

Il Monitor stima per questi incubatori un fatturato complessivo di 373 milioni di euro nel 2019, quindi in leggero calo rispetto ai 391 milioni del 2018, a causa della diminuzione del fatturato medio che ha più che compensato l’aumento del loro numero.
Gli incubatori hanno normalmente dimensioni piccole in termini di dipendenti (circa l’82% ne conta meno di 8).

Il campione di 85 incubatori intervistati dal Social Innovation Monitor ha erogato in media 1,99 milioni di euro (in calo dai 3,3 milioni del 2018) e mediani in discesa da 400 mila a 200 mila euro. Dei 17 incubatori che hanno dichiarato che in totale le organizzazioni da essi incubate hanno ricevuto finanziamenti per più di 1 milione, 7 di essi (41%) hanno dichiarato che l’ammontare è minore o uguale a 2 milioni. Il 34% degli incubatori ha dichiarato di acquisire quote delle organizzazioni incubate, in aumento rispetto al 27% del 2018.

Le stime indicano come i team imprenditoriali incubati in Italia siano stati circa 2.366, mentre le startup incubate sono circa 3064, che hanno offerto lavoro a 6.128 dipendenti e che abbiamo un fatturato totale di circa 499 milioni. Quasi l’80% delle startup incubate si trova in Italia settentrionale.
La Lombardia è la Regione in cui si è riscontrato il maggior numero di startup incubate (il 30% del totale), seguita dal Veneto (18%) e dal Piemonte (16%).
L’area meridionale e insulare rappresenta la zona in cui il numero di startup incubate è minore.
A livello settoriale, circa il 40% delle startup incubate opera in servizi di informazione e comunicazione.
Il secondo settore più rappresentato sono le attività professionali, scientifiche e tecniche (24%), seguito dalle attività manifatturiere (16%). Per quanto riguarda il fatturato, il 42% delle startup incubate non superava i 25 mila euro di ricavi.

E’ quindi corretto sostenere che oggi, una Start-Up, ha aumentato in modo significativo le proprie opportunità di crescita e sviluppo?

……..fine prima parte……

Marketing Mizuya

 



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