Credit Manager Mizuya: agosto 2020 un’occasione per fare il “rimessaggio finanziario delle imprese ”

Credit Manager Mizuya: agosto 2020 un’occasione per fare il “rimessaggio finanziario delle imprese ”

Agosto 2020, un periodo “strano” in questo anno….

Dallo scorso mese di marzo stiamo vivendo un contesto “anomalo”, fortemente condizionato dal Covid-19, un virus che ad oggi, ancora non risulta definitivamente sconfitto e che quasi giornalmente, prova a mettere a dura prova il nostro “precario nuovo equilibrio”…

Come ogni anno, il mese di Agosto, in Italia, è sinonimo di “rallentamento”……di ferie e di relax….

Le grandi città si svuotano, le aziende sospendono la propria attività…gli italiani hanno l’occasione per dedicare a se  stessi ed alle proprie famiglie, momenti con cui poter “ricaricare le batterie”, pronti per affrontare l’ultima parte dell’anno, da settembre fino a dicembre…..

Il Rapporto Regionale PMI 2020 realizzato da Cerved e Confindustria, presentato lo scorso luglio, ci rappresenta come la lenta ripresa con cui le PMI italiane stavano recuperando i postumi della recessione del 2009 aveva esaurito la sua spinta già prima del Covid-19. Nel biennio 2018-19 la crescita aveva rallentato e la redditività era tornata a diminuire prima che tutti conoscessimo il Covid-19.

Per molte imprese  che hanno “curato negli ultimi anni” la propria solidità finanziaria, i dati di analisi dimostrano che non sarà sufficiente a reggere l’urto degli effetti economici del Covid-19…e le altre?

Le Imprese da un lato, dovranno garantire tempestivamente risorse finanziarie per non subire gli effetti di riduzione e quindi contenere la crisi di liquidità, dall’altro, dovranno tentare di agganciare una ripresa solida, che consenta loro di ripagare i debiti accumulati e investire….(quello che ho definito “credito di sopravvivenza”)…

Le PMI dell’Italia centro-meridionale risentiranno meno della caduta dei ricavi nel 2020, grazie a una maggiore specializzazione in settori anticiclici o essenziali; d’altra parte, i fondamentali più fragili le rendono più a rischio di fronte a shock di forte intensità.

Le informazioni sulle abitudini di pagamento delle imprese indicano che, dopo una lunga fase di miglioramento, nel corso del 2019 sono tornati, gradualmente, ad aumentare i ritardi e i tempi di pagamento delle PMI.

I divari si mantengono ampi e le situazioni di criticità sono ancora diffuse in molte regioni del Mezzogiorno: la quota di PMI che paga in media i fornitori con ritardi superiori a due mesi, raggiunge massimi del 13,5% (dal 13%) in Sicilia e del 12,3% in Calabria (dal 10,4%). Sono situazioni critiche che, in corrispondenza di uno shock violento come quello del Covid, potrebbero deflagrare mettendo in crisi la liquidità aziendale.

Il Covid-19 rappresenta uno shock senza precedenti per le PMI italiane, che potrebbe trasformarsi in una recessione lunga e con conseguenze sociali difficilmente sostenibili nel caso di fallimenti in massa e di perdita di capacità produttiva. Questo dipenderà sia dall’efficacia delle misure di breve termine, con cui il governo è intervenuto nella fase di emergenza per fornire liquidità al sistema, sia da quelle con un orizzonte più lungo, mirate ad agganciare una ripresa solida.

Un’analisi condotta sui bilanci delle PMI indica che più di un terzo delle società analizzate  potrebbero entrare in crisi di liquidità nel corso del 2020 per effetto del Covid-19; sarebbero necessari tra i 25 e i 37 miliardi di euro per superare questa fase, evitando costi sociali molto importanti, con 1,8 milioni di lavoratori impiegati nelle PMI con potenziali problemi di liquidità.

Anche in uno scenario più pessimistico, di un nuovo lockdown in autunno, le dotazioni dichiarate dal Governo nell’ambito del Decreto Cura Italia (80 miliardi presso il Fondo Centrale di Garanzia più 30 miliardi di dotazione per le PMI presso Sace) sono dunque ampiamente sufficienti per coprire i fabbisogni delle PMI. Secondo la simulazione, un numero molto consistente di PMI avrebbe tuttavia registrato problemi di liquidità già a ridosso del lockdown (55 mila PMI in crisi ad aprile): i ritardi nell’erogazione dei crediti garantiti potrebbero aver già costretto molte aziende fuori dal mercato o a non onorare gli impegni con i propri fornitori o con i dipendenti.

I finanziamenti garantiti iniettati nelle PMI per evitare le crisi potrebbero tuttavia rendere non sostenibile la struttura finanziaria di un’ampia platea di imprese. Nello scenario di base, questi prestiti ammonterebbero a circa il 50% del patrimonio netto pre-Covid delle PMI in difficoltà (il 39% per coprire i fabbisogni per fornitori e dipendenti e il 13% per ripristinare la liquidità di partenza, erosa durante la fase di crisi). Anche per effetto di una struttura finanziaria di partenza più debole (rapporto tra debiti e patrimonio pre-Covid del 109% contro il 50% di quelle che non entrerebbero in crisi), la leva di queste PMI potrebbe impennarsi e diventare difficilmente sostenibile: in media al 161%, con punte del 182% tra le società con sede nel Centro Italia e di oltre il 200% in Puglia e nel Lazio.

Gli indicatori che sintetizzano la probabilità di default delle imprese evidenziano un netto aumento della rischiosità delle PMI per effetto del Covid-19. La quota di società che, secondo il Cerved Group Score, risultano a maggiore rischio di insolvenza potrebbe aumentare dall’8,4% al 13,9%; in caso di recidive del contagio la quota potrebbe arrivare al 18,8%. Se si considera anche la platea di PMI vulnerabili, oltre la metà delle PMI sarebbe caratterizzato da un profilo fragile (contro una quota pari a circa un terzo prima del Covid).

Per valutare l’impatto del Covid-19 sulla liquidità delle PMI è stato condotto un esercizio basato sui bilanci delle imprese, che impiega le previsioni settoriali e le informazioni di bilancio di Cerved per simulare l’evoluzione mensile della liquidità sulle imprese campione nel corso del 2020.

In particolare, l’esercizio consente di calcolare quante imprese nel corso del 2020 potrebbero entrare in crisi di liquidità, quanti lavoratori potrebbero essere coinvolti e le iniezioni di liquidità necessarie per evitare le crisi.

Considerando lo scenario base, si stima che nel corso del 2020 potrebbero entrare in crisi di liquidità quasi 60 mila PMI, di cui 19 mila nel Nord-Ovest, 15 mila nel Nord-Est, 12 mila nel Centro e nel Nord-Ovest. In tutte le aree geografiche, oltre un terzo delle PMI avrebbero problemi di liquidità, con una quota particolarmente elevata nel Centro (il 36,8% secondo i valori di fine anno).

L’evoluzione mensile indica che un numero molto consistente di PMI in tutta la Penisola avrebbe registrato problemi di liquidità già nei primi mesi (55 mila PMI in crisi a maggio). In questo senso, i ritardi nell’erogazione dei crediti garantiti previsti dal Decreto Cura Italia e dei fondi per la Cassa Integrazione potrebbero aver costretto molte aziende fuori dal mercato o a non onorare gli impegni con i propri fornitori.

Le regioni che a dicembre presentano un’incidenza più alta di imprese con liquidità negativa sul totale delle PMI sono Lazio (37,9%), Toscana (36,7%), Trentino-Alto Adige (36,1%) e Sardegna (36%).

Nello scenario pessimistico (un nuovo lockdown), il numero di PMI in crisi di liquidità potrebbe sfiorare quota 68 mila in ottobre, in corrispondenza di una nuova ondata del virus, con il 42,6% delle società in crisi di liquidità alla fine dell’anno. In questo caso, l’area più colpita sarebbe il Centro (43,9%), seguita dal Nord-Est (43,1%), Nord-Ovest (42,7%) e Mezzogiorno (40,8%). Le regioni con la maggiore concentrazione di imprese illiquide sul totale sarebbero Toscana (44,7%), Veneto, Trentino e Lazio (43,6%).

L’analisi del contesto complessivo sposata con quelle specifiche prodotte da centri studio e ricerca e quella elaborata da Cerved e Confindustria,  citata nel mio articolo di oggi, rappresenta la chiara e netta convinzione che il Covid-19 non è un ricordo del recente passato. Abbiamo tutti l’obbligo di impegnarci e valorizzare le esperienze sin qui fatte.

Le Imprese italiane hanno navigato in un mare in tempesta in questi mesi, ed oggi, l’onda, ha diminuito la propria altezza, ma permane.

Spesso, anche involontariamente, le imprese, di qualunque dimensione, mentre affrontavano il “mare in tempesta” hanno “urtato scogli e rischiato anche di affondare danneggiando il proprio scafo in modo serio”.

Io ed i miei colleghi Credit Manager di Mizuya siamo convinti che quest’anno, il nostro Agosto, potrà e dovrà essere diverso, orientato per e verso le Imprese italiane.

Siamo espressione di un acceleratore di competenze che grazie a strumenti, unici in Italia, come il MizuyaStart ed il SonarPlan, possiamo fare il “rimessaggio finanziario delle imprese”… e prepararLe così a navigare, con maggiore sicurezza, alla ripresa del “mare – mercato” da settembre….

F.to Zenigata

….to be continued….