Credit Manager Mizuya: allo specchio l’impatto Covid19 sulle imprese secondo Istat

Credit Manager Mizuya: allo specchio l’impatto Covid19 sulle imprese secondo Istat

Con questo articolo, voglio condividere con Voi quanto emerso dal Rapporto Istat 2020 in relazione a quali strategie di finanziamento hanno adottato le Imprese per effetto del Covid-19.

In particolare è stata effettuata una classificazione delle fonti principali di finanziamento dell’impresa, individuando diciotto diverse modalità che, a partire dall’autofinanziamento, arrivano a considerare forme via via più evolute quali l’equity, il credito bancario, il leasing, il venture capital, fino al crowdfunding e ai minibond.

L’analisi mette in luce la prevalenza dell’autofinanziamento, sia isolatamente sia in associazione con altre fonti. La produttività del lavoro e la dimensione media aumentano al crescere della complessità della strategia, definita non solo dal numero di canali di finanziamento utilizzati, ma anche dal ricorso a strumenti più sofisticati o innovativi. Le imprese che presentano margini più elevati sono quelle che ricorrono, anche o soprattutto, all’autofinanziamento, grazie al quale riescono a ridurre gli oneri del debito.

Il gruppo più numeroso (44,7% del totale) è costituito dalle imprese che utilizzano solo l’autofinanziamento, finanziandosi con il flusso di cassa generato dalla gestione aziendale, ovvero con utili conseguiti e non redistribuiti. Si tratta di imprese che presentano una dimensione media contenuta (8,2 addetti), attive prevalentemente nel commercio e nei servizi di alloggio e ristorazione. La strategia di autofinanziamento costituisce la scelta non solo della metà del totale delle micro imprese (0-9 addetti), ma anche di un terzo delle piccole (10-49 addetti), un quarto delle medie imprese (50-249 addetti) e un quinto del totale delle grandi imprese (250 addetti e oltre), attive in particolare nella manifattura.

Il ricorso al credito bancario come unica forma di finanziamento esterno riguarda il 13,5% delle imprese. Questo gruppo è composto per tre quarti da micro imprese e per quasi un quarto da unità di piccola dimensione, attive nel commercio e nella manifattura. Nel gruppo sono presenti anche imprese di dimensione maggiore che operano nei comparti manifatturieri e nelle attività di supporto alle imprese.

La produttività del lavoro relativamente contenuta si accompagna, in questo caso, a un basso margine operativo, eroso dagli oneri sostenuti per il finanziamento.

Nel panorama delle strategie qui delineato spicca un insieme intermedio caratterizzato dall’utilizzo del leasing o del factoring accompagnato da autofinanziamento e/o credito bancario e a cui appartiene il 6,9% delle imprese. Il livello di produttività di questi gruppi è medio-alto e la dimensione medio-piccola, nonostante si rilevi anche la presenza di grandi imprese che scelgono soprattutto la forma mista (leasing o factoring associato sia ad autofinanziamento sia al prestito bancario).

L’utilizzo di crediti commerciali, in modo congiunto o meno all’autofinanziamento, è una strategia che interessa il 2% delle imprese, in larga parte micro e piccole del commercio, manifattura e alloggio e ristorazione. La bassa produttività del lavoro delle imprese di questo gruppo si associa a bassi margini di profitto, a fronte del pagamento degli interessi all’azienda commerciale per il credito concesso.

Il finanziamento tramite equity o mezzi propri, in modo congiunto o meno con l’autofinanziamento, contraddistingue un piccolo gruppo di imprese (1,7%) caratterizzate dal ricorso all’incremento del patrimonio netto e da una dimensione media d’impresa maggiore, elevata produttività e margini di profitto relativamente ampi. Questa strategia è scelta da circa il 5% delle grandi imprese operanti in attività amministrative e servizi di supporto, mentre tra le micro imprese è da segnalare la presenza significativa di quelle operanti in attività scientifiche e tecniche.

Un decimo delle imprese sceglie un mix di strategie di base, ovvero si finanzia tramite l’autofinanziamento in combinazione o meno con le altre fonti sopra richiamate. Appartengono a questo gruppo anche imprese che ricorrono a prestiti infragruppo.

Quasi il 4% delle imprese fa ricorso a forme di incentivi e finanziamenti di natura pubblica e/o comunitaria e cambiali finanziarie, in aggiunta o in sostituzione agli altri strumenti di finanziamento sopra citati.

In particolare, un po’ meno della metà delle imprese si finanzia anche tramite incentivi e/o agevolazioni pubbliche, quasi un terzo con contributi UE e almeno il 20% con finanziamenti pubblici.

Le imprese che usufruiscono di finanziamenti di natura pubblica presentano una dimensione medio-alta e una produttività elevata, anche se a questa corrispondono margini di profitto relativamente contenuti; circa un quinto appartiene a gruppi di impresa, in particolare a controllo italiano.

La quota di imprese che fanno ricorso a fonti di finanziamento più avanzate e complesse, quali la quotazione in borsa (Ipo), il private equity e venture capital o il project finance è ancora estremamente contenuta (0,2%). Queste forme sono adottate in combinazione variabile sia con tutte le modalità di base sopra elencate, sia con quelle di contributo pubblico ed europeo. Si tratta di imprese di dimensione media decisamente maggiore e con produttività del lavoro elevata operanti, tra gli altri, nei settori attività scientifiche e tecniche e nei servizi di informazione e comunicazione.

Ancora più esigua (0,04%) è la quota delle imprese che perseguono strategie focalizzate principalmente sul crowdfunding e minibond, in associazione o sostituzione degli altri strumenti di finanziamento e in particolare di quelli legati all’equity (Ipo, venture capital, private equity). Sono caratterizzate da dimensione media, margini elevati, produttività del lavoro maggiore rispetto a tutti gli altri gruppi; operano principalmente nel manifatturiero e nei servizi di informazione e comunicazione.

Le strategie di finanziamento sopra identificate si associano a dinamiche di crescita differenziate di fatturato e occupazione nel periodo di espansione ciclica (2015-2017) precedente la rilevazione censuaria.

In generale, la migliore performance nella fase di ripresa è associata ai cluster la cui struttura di finanziamento, al 2018, era caratterizzata da un maggiore grado di apertura all’esterno, coinvolgendo nel finanziamento dell’impresa parti terze come fornitori, settore pubblico e investitori selezionati (crowdfunding, private equity) nonché, naturalmente, istituti di credito e società di leasing.

Le strategie di finanziamento multimodali, che dovrebbero corrispondere a una pianificazione dello sviluppo aziendale, evidenziano la crescita più accentuata. In particolare, le tre tipologie con migliori performance, pur minoritarie (rappresentando complessivamente circa il 4% delle imprese), esprimono strategie di finanziamento avanzate (alle fonti tradizionali si accompagnano il private equity e il crowdfunding), segnale di una maggiore capacità di utilizzo delle opportunità e di innovazione nelle procedure.

I gruppi caratterizzati da strategie di finanziamento che prevedono l’utilizzo del leasing o factoring, accompagnati da autofinanziamento e/o credito bancario, avevano registrato nel periodo della ripresa, post lockdown, una dinamica di fatturato e occupazione di intensità intermedia.

Si tratta prevalentemente di imprese con produttività vicina alla media del sistema, per le quali il finanziamento degli investimenti tramite leasing implica una sostituzione rapida dei beni capitali probabilmente finalizzata a sostenere i programmi di crescita.

Le imprese che adottano prevalentemente l’autofinanziamento o il credito bancario, sia come uniche fonti, sia in associazione tra loro, presentano una dinamica di espansione di fatturato e addetti più moderata. Sono imprese che registrano una minore produttività ma anche una minore esposizione e una minore rischiosità.

 

F.to Zenigata



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