Credit Manager Mizuya: “la pianificazione è l’antidoto all’imprevedibilità dei mercati di fine anno?”.

Credit Manager Mizuya: “la pianificazione è l’antidoto all’imprevedibilità dei mercati di fine anno?”.

La crisi pandemica da COVID -19 non ha solamente messo in discussione il nostro sistema lavorativo (smartworking) e sociale (lockdown), ma ha cambiato profondamente anche le strategie sulle scorte di magazzino.

La semplice regola sui prezzi delle materie prime è ben spiegata nella situazione attuale: i prezzi aumentano con l’aumentare della domanda o anche quando si verifica un calo delle scorte della commodity.

La pandemia ha innescato entrambe le dinamiche.

Le principali società produttive e commerciali di commodity, guidate dall’incertezza dei mercati, hanno rallentato la produzione, alleggerendo i magazzini e generando di fatto una DIMINUZIONE D’OFFERTA.

Dall’altra parte, con la ripresa simultanea di molte economie mondiali, trainate con prepotenza anche dalle diverse agevolazioni predisposte dai vari paesi (per esempio in Italia agevolazioni SIMEST, Legge Nuova Sabatini, Crediti d’Imposta legati ad Industria 4.0, Eco/Super Bonus, senza considerare il PNRR in avvio), si sta assistendo ad un AUMENTO DELLA DOMANDA.

A tutto ciò si è aggiunto l’aumento dei costi di trasporto che ha causato dall’inizio del 2021 in poi un graduale aumento dei PREZZI di approvvigionamento delle MATERIE PRIME.

I fattori di cui sopra espongono le imprese a rischi concreti di:

  • tenuta della supply chain;
  • non riuscire a mantenere i consueti livelli di produzione;
  • non riuscire a garantire la continuità nelle forniture concordate con i propri clienti;
  • forte compressione dei margini, laddove non si riesca a ribaltare sui clienti l’aumento dei costi.

Le stime più recenti hanno segnato un aumento dei prezzi di alcune materie nell’ordine del 200% solo nell’ultimo anno e complice il crollo dei prezzi che aveva caratterizzato i primi mesi di pandemia da Covid-19, ha reso l’incremento così consistente. Tra queste ce ne sono alcune che risultano essere le più interessate dall’aumento dei prezzi: rame, ferro, acciaio, mais, caffè, grano e soia, legname, semiconduttori, plastica, cartone per imballaggi, terre rare, litio. 

A tali dinamiche si è aggiunta verso la fine dell’estate (ma in un processo che si stava sviluppando già da qualche mese) anche un’impennata dei prezzi dell’energia, conseguente ad un aumento di domanda di idrocarburi (gas naturale in particolare) e, anche in questo caso, alla carenza di offerta. La transizione comporterà un aumento dei costi delle fonti di energia fossili e queste sono le prime conseguenze. I mercati stanno finalmente prendendo seriamente le politiche climatiche e si adeguano cercando di prevedere le variazioni di prezzo future. All’interno dell’UE, l’aumento dei prezzi è legato in parte anche all’implementazione di alcune delle politiche climatiche comunitarie. Il rappresentante per il clima dell’UE Frans Timmermans ha ammesso che circa un quinto dell’aumento dei prezzi dell’energia può essere attribuito all’aumento dei prezzi della CO2 sul mercato del carbone dell’UE.

La prima sfida che i governi devono affrontare è quella di sostenere gli elementi più fragili e proteggerli dalle conseguenze della transizione energetica. L’aumento delle bollette annunciato recentemente in Italia è solo uno degli esempi e non sarà certamente l’ultima occasione in cui si dovrà parlare dei costi della transizione energetica. Imprese e politica dovranno fare squadra e trovare soluzioni per agevolarla senza gonfiare i gruppi sociali in povertà energetica (si stima che addirittura il 9% della popolazione italiana sia inclusa in questa fascia). Il presidente di Confindustria Bonomi ha di recente richiamato l’attenzione sul fatto che serviranno ingenti investimenti per assicurare che la transizione energetica sia giusta ed equa. Il PNRR italiano da questo punto di vista prevede solo il 6% del totale degli investimenti necessari. Il restante 94% dovrà essere coperto da compagnie e investimenti privati.  Le opportunità legate alla transizione verde sono molte – si veda, ad esempio, la recente creazione di una società digitale spin-off di ENEL che si occuperà di assistere i distributori di energia in tutto il mondo nell’aggiornamento delle loro reti. 

Tuttavia, come ricordato dal direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Fatih Birol, l’aumento dei prezzi è stato spinto da vari fattori, non solo legati alla transizione energetica, tra cui i bassi livelli di stoccaggio di gas e le interruzioni non pianificate degli impianti di produzione, a testimonianza del fatto che la pianificazione rimane uno dei metodi più efficaci per affrontare le inevitabili sfide poste dalla transizione. Serve coordinamento e coraggio da parte dei decisori politici. 

Nel frattempo, i governi di molti Paesi dovranno gestire la crescente inflazione. La FED americana e la BCE in Europa si stanno già muovendo per prevenire aumenti incontrollati dell’inflazione, dopo che nel 2020 e in parte nel 2021 avevano adottato orientamenti lassisti per permettere ai governi di sostenere le attività in difficoltà. Il gettito di moneta dei mesi scorsi ha contribuito a scatenare l’aumento dei prezzi delle materie prime: maggiori consumi hanno creato un improvviso aumento della domanda a cui non era possibile prepararsi, dopo che per quasi un decennio il trend di domanda di materie prime era stato discendente. Le filiere produttive, scoraggiate dall’andamento discendente pluriennale, hanno evitato o posticipato investimenti per aumentare la capacità produttiva. Dietro il rally del mercato delle materie prime si sono create dinamiche di mercato che hanno portato alla situazione attuale, senza che manovre di natura speculativa abbiano interessato particolarmente la situazione.

Una delle soluzioni consigliate dagli analisti è quella di diversificare in qualche modo gli approvvigionamenti, in modo da diminuire il sovraccarico che le supply chains stanno al momento subendo, in attesa che si sblocchino alcuni colli di bottiglia e che l’equilibrio tra domanda e offerta si ristabilizzi. 

Nel frattempo, sarà necessario adottare politiche monetarie ben ponderate e lungimiranti, per non scatenare una reazione a catena che potrebbe turbare i mercati finanziari, già in apprensione per la situazione critica legata al gigante immobiliare cinese Evergrande. Ci sono molti fattori che suggeriscono che il sistema produttivo ed economico mondiale possa essere sull’orlo di una tempesta perfetta. Gli errori del passato dovrebbero far adottare politiche e decisioni considerate e prudenti, ma, come è noto, sarà comunque difficile coordinare la risposta dei vari attori coinvolti. Ci si augura che l’opportunità permetta una rivisitazione della solidarietà e della cooperazione internazionale, piuttosto che una nuova occasione per aumentare le tensioni tra competitors.

Quindi, le aziende si trovano a dover fronteggiare un mercato sempre meno regolamentato dove, anche in questo caso, una corretta PIANIFICAZIONE FINANZIARIA di medio-lungo periodo consentirà un migliore “governo” del rischio legato alla persistente instabilità delle risorse disponibili.

In aggiunta, la crescente offerta di nuove soluzioni finanziarie idonee alle diverse esigenze offre la possibilità di valutare ed adottare i giusti interventi a supporto delle diverse esigenze (o evoluzioni attese).

Da valutare con estrema attenzione, in questo particolare frangente, l’opportunità di ricorrere all’utilizzo di innovative piattaforme tecnologiche e digitali per trasformare il proprio IMPIEGO DI MAGAZZINO in LIQUIDITÀ per supportare il circolante e/o gli investimenti e per trasferire i rischi connessi (oscillazione dei prezzi, invenduto, ecc.).

Nagaishi



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