01 Nov Credit Manager Mizuya: “L’Impresa e il Consulente: costruzione di valore?”
“Il consulente è quella persona che ti prende il braccio, te lo gira, ti guarda l’orologio
e
ti dice che ore sono.”
Questa frase, la citò il mio amministratore delegato, ormai più di 25 anni fa e io, che ero agli inizi della mia carriera lavorativa, chiesi: perché, allora, non lo facciamo noi?
C’è, ancora, qualcuno che si pone questa domanda?
Ogni imprenditore è alla continua ricerca di nuove opportunità, che visualizza e immagina per proiettarle nella propria azienda, abbozzando progetti e pensando a come farle conciliare con l’ordinaria attività e il suo modello di business.
Purtroppo, per forma mentis, gli imprenditori italiani sono indotti a “cavarsela da soli”.
Bisogna, però, fare attenzione alle scelte che si faranno, perché possono portare ad un notevole dispendio di tempo e denaro, inficiando, addirittura, il corretto svolgimento delle attività necessarie alla riuscita del progetto.
Negli attuali scenari di mercato in cui viviamo, è facile immaginare che non tutte le aziende abbiano la forza economica per assumere tutte le risorse di cui hanno effettivamente bisogno e gli specialisti esterni possono essere la vera soluzione.
Questo è il preciso momento in cui un consulente fa la differenza, perché è il momento in cui tutto si decide, dando vita ad azioni e intenzioni.
Fatte queste premesse, perché dire di no a queste tre semplici domande:
1.Perché non affidarsi ad un consulente che valuta le situazioni e le persone in modo distaccato, oggettivo e imparziale? Una persona con un punto di vista indipendente che può svolgere un ruolo prezioso, come ponte, tra i diversi interessi, spesso contrastanti, dei dipartimenti aziendali.
2.Perché non attingere a competenze e conoscenze al di fuori di quelle del proprio personale, rivolgendosi a specialisti, che hanno una vasta esperienza del settore e che, lavorando a fianco dei dipendenti, possono contribuire ad affinare le loro capacità nelle aree specialistiche, con un trasferimento definitivo di conoscenze?
3.Perché non “assoldare” uno specialista che segue i progetti, dall’inizio alla chiusura, con un costo definito e certo, correlato al lavoro da svolgere?
Concludo con un dato di fatto: la collaborazione tra un’impresa e un consulente, soprattutto se questi possiede forti doti empatiche per saper ascoltare le esigenze dell’imprenditore, riesce a raggiungere obiettivi superiori agli standard.
Flanker