Credit Manager Mizuya:”La WEB TAX, la tassa di Robin Hood”

Credit Manager Mizuya:”La WEB TAX, la tassa di Robin Hood”

Tutti abbiamo letto, su Forbes, che, il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, con una fortuna stimata di 177 miliardi di dollari è in cima alla lista, per il quarto anno consecutivo, degli uomini più ricchi del mondo e che, in questo periodo di pandemia, il valore netto del suo patrimonio è aumentato di 78,2 miliardi di dollari.

 … e così è stato per molti suoi colleghi che operano nel medesimo settore…

Ciononostante, anche quest’anno, la Web tax italiana resterà nel cassetto per il terzo anno consecutivo (era stata varata nel 2018).

Sono molti gli Stati che non riescono a farsi pagare delle congrue tasse, da questi colossi del web, che tutti conosciamo perché entrati, prepotentemente, nelle nostre case, ma che hanno sede in paradisi fiscali.

Secondo uno studio, condotto da Mediobanca nel 2020, sulle prime 15 società mondiali del web (che nel 2019 hanno fatturato 1.000 miliardi di dollari), oltre metà del loro utile è tassato in Paesi a fiscalità agevolata.

Queste 15 società, sempre nel 2019, in Italia, avevano fatturato 3,3 miliardi di euro e pagato tasse per soli 70 milioni.

La Web tax italiana non parte, perché vi sono pressioni da parte dell’Amministrazione Statunitense (la maggior parte delle società coinvolte sono americane) e perché l’Unione Europea dovrebbe approvare, a breve (!), una sua Web tax.

Siamo in compagnia dei nostri cugini d’Oltralpe. Anche la Francia ha varato, in pompa magna, nel 2020, una web tax che non è ancora partita: la Tax Gafa (dalle iniziali di Google, Amazon, Facebook e Apple).

Queste tasse sono rimaste, fino ad ora, nel cassetto per paura di ritorsioni commerciali da parte degli Stati Uniti (vedi, per esempio, dazi sui prodotti made in Italy).

I tempi, però, sono cambiati.

Il Ministro dell’Economia Americana, ha proposto, durante l’ultimo G20, una “global minimum tax”, cioè un’aliquota minima, al 21%, sui profitti delle imprese da imporre a tutti gli Stati a livello globale.

Anche gli Stati Uniti, si sono accorti che perdono centinaia di miliardi di tasse a causa dell’ospitalità dei Paesi a fiscalità ridotta e non solo ai giganti del web.

L’amministrazione Biden punta ad un riavvicinamento con Bruxelles, in cambio dell’appoggio ad un ridimensionamento dei paradisi fiscali e in funzione anticinese e antirussa.

Al di là degli aspetti diplomatici, noi auspichiamo, quanto prima una Web tax europea e americana, perché vi sia la possibilità di ridistribuire la ricchezza in modo equo.

Flanker



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