Credit Manager Mizuya:”Vecchi e nuovi strumenti: Supply Chain Finance”

Credit Manager Mizuya:”Vecchi e nuovi strumenti: Supply Chain Finance”

Reverse factoring, confirming, invoice trading e dynamic discounting, sono alcuni degli strumenti di Supply Chain Finance che stanno supportando sempre più le imprese italiane e le loro filiere in questa fase di crisi dovuta alla pandemia.

Uno studio dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Policlinico di Milano ha evidenziato come questi strumenti siano sempre più utilizzati.

Il 2020 ha registrato infatti un crollo del 33% del tradizionale anticipo fattura, perdendo il primato tra le soluzioni a favore del factoring diretto che segna un ridimensionamento limitato all’8%.

In attesa degli interventi promessi e di qualche importante novità da parte del mondo pubblico, operatori e aziende si muovono in autonomia, ricercando iniziative significative e innovative.

Tali iniziative sono state affrontate non solo dalle piccole e medie imprese, le più colpite in questa fase pandemica, ma anche dai grandi gruppi (vedi Fincantieri con un accordo rilevante di factoring indiretto così come ha fatto anche Gucci).

Al fine di consentire a tutti i loro fornitori, tra cui molte piccole imprese di poter anticipare i loro crediti a condizioni economiche favorevoli, finanziando il proprio capitale circolante (tra cui anche gli stock in magazzino) e tutelandosi da ritardi o sospensioni delle consegne di materie prime e altro.

L’idea del Supply Chain Finance è di facilitare i flussi finanziari lungo la filiera, mettendo al centro il lavoro e il prodotto, cambiando la prospettiva dei rapporti tra fornitori e clienti che si è sviluppata negli ultimi decenni in Italia.

La sofisticazione e la sicurezza delle nuove tecnologie hanno portato molte imprese italiane ad una attenta valutazione degli strumenti di Supply Chain Finance, creando maggior know-how aziendale e rinforzando le strutture specifiche per la gestione di queste soluzioni in ottica di risk management.

Tali forme di finanziamento sono oggi sempre più uno strumento manageriale a supporto delle filiere, una leva strategica delle imprese per una migliore gestione del rischio e un aumento della resilienza, di cui oggi parliamo sempre più spesso e che è diventato un termine “simbolo” per la ricrescita del paese.

Secondo le stime dell’Osservatorio, le soluzioni più innovative coprono oggi tra il 4 e il 5% del mercato potenziale, confermando l’espansione continua negli ultimi anni.

A differenza degli strumenti tradizionali che sono pesanti da un punto di vista burocratico e amministrativo, strumenti come l’invoice trading o il dynamic discounting sono in grado di sfruttare i vantaggi del mondo digitale, diventando snelli, veloci e flessibili.

Per questo motivo, il mondo del Fintech continua crescere con successo: esistono oggi realtà, nate da pochi anni, e già protagoniste del mercato, collaborando anche con grandi operatori.

Il mercato potenziale del Supply Chain Finance è di 483 miliardi di euro, ovvero il totale dei crediti commerciali a bilancio delle società italiane.

Di fronte a un quadro che registra un aumento del 21% dei pagamenti con ritardi gravi nell’ultimo trimestre del 2020, secondo i dati di Cribis D&B, l’obbiettivo della Supply Chain Finance è di massimizzare i risultati economici, perseguiti anche attraverso la riduzione del rischio.

Questi nuovi strumenti comporteranno per le imprese un cambiamento dei loro modelli di business, aprendo un nuovo capitalo di finanza aziendale in cui le soluzioni maggiormente digitalizzate e di facile utilizzo, saranno una freccia in più al proprio arco.

Haruki



LA SUPPLY CHAIN DI UN VIRUS

di Michele Maria Tammaro

Come poter affrontare e superare gli effetti del covid nella Finanza Aziendale

fondatore di MIZUYA