Partecipare ad una fiera in uno Stato belligerante rappresenterà il “male minore” per le imprese italiane?

Partecipare ad una fiera in uno Stato belligerante rappresenterà il “male minore” per le imprese italiane?

Sempre più spesso veniamo coinvolti dalle Imprese italiane per supportarle nella definizione di specifiche strategie e tattiche grazie alle quali possono affrontare, consapevolmente, il mercato proteggendo e sviluppando la propria finanza e tesoreria aziendale.

Condividiamo un estratto della nostra attività affrontando una caso reale trattato con alcuni Clienti.

E’ di queste settimane la notizia, di come circa 50 imprese (di cui 31 marchigiane), operanti nel settore calzaturiero, abbiamo deciso, anche con il supporto di Enti ed Istituzioni regionali, di partecipare all’Obuv’ Mir Kozhi (“Scarpe in pelle dal mondo”), fiera del settore calzaturiero e della pelletteria che si tiene al centro esposizioni Krasnaja Presnja della capitale russa dal 26 al 29 aprile.
Dal 24 febbraio scorso la Federazione Russa ha dato inizio ad un’attività belligerante rispetto all’Ucraina.
Entrambi i mercati rappresentano circa l’80% del fatturato generato dalle imprese calzaturiere marchigiane.

Le imprese italiane e la Pandemia
….sfogliamo il calendario e proviamo a tornare indietro al 2020: scoppio della Pandemia anche in Italia…..
I diversi “Decreti Sostegni” varati dal Governo italiano avevano con lo scopo preciso di contenere e contrastare gli effetti generati dalla Pandemia nella società e nell’economia e nella finanza italiana.
Oltre agli Istituti di Credito, uno dei pilastri su cui si sono “letteralmente” poggiate le diverse iniziative di sostegno è stato quello delle Imprese (tutte!!).
Ruolo particolarmente delicato quanto fondamentale è stato svolto dalle medie e grandi imprese….proprio quelle che per definizione sono a capo della Supply Chain, proprio quelle che hanno “sostenuto” la loro filiera, mettendo a disposizione la propria “solidità finanziaria” permettendo loro di superare il periodo di forte crisi.

L’avvento del Conflitto, conseguente alla Pandemia, rappresenta obiettivamente un’ennesima “prova di sopravvivenza” a cui sono sottoposte anche le imprese e le famiglie italiane.

Il giro d’affari generato verso il mercato russo.

Secondo Bloomberg il giro d’affari globale per il settore della moda generato dalla clientela russa si attesta tra il 2 e il 3%.
Ciò nonostante per i Brand italiani la clientela russa rappresenta un importante segmento in un’ottica di capacità di spesa, rappresentato proprio dallo scontrino medio per acquisto.
Prima dell’inizio del conflitto, lo scontrino medio di spesa di Clienti Russi era cresciuto del 78% rispetto al 2019.
Secondo i dati di Global Blue (uno dei principali player per gli acquisti tax free), prima della pandemia la clientela russa rappresentava il 12% del totale degli acquisti tax free nel nostro Paese, dopo la Cina con il 28%.
Dall’inizio del conflitto hanno “abbandonato” il mercato Russo circa 650 brand tra cui colossi come LVMH e Kering, Prada e Moncler.
I beni di lusso diventano beni rifugio per i Clienti russi.
Uno studio di Bloomberg ripreso da Business of fashion, afferma che poco prima che quasi tutte le boutique di lusso decidessero di “uscire” dal mercato locale, sono aumentati gli acquisti di beni ad alto valore aggiunto, quali l’orologeria d’alta gamma e i gioielli: tra i più richiesti Bulgari e Cartier.

Le Imprese calzaturiere italiane hanno violato le sanzioni disposte dalla NATO e dall’Unione Europea partecipando all’evento fieristico?
Per le imprese calzaturiere, il “segmento di alta gamma”, cioè i marchi di lusso, si era mostrato più reattivo e dinamico nella ripresa post pandemia, registrando una crescita del 32%, contro il 13% delle aziende della fascia più economica.
Ora però quei marchi rischiano di soffrire di più le limitazioni sul mercato russo, proprio a causa delle limitazioni imposte dal regolamento europeo legato al quarto pacchetto di sanzioni che vieta infatti la vendita sul mercato russo di beni di lusso con un valore superiore a 300€.
Gli espositori italiani si sono adeguati proponendo ai rivenditori russi i modelli in listino con prezzi inferiori. In particolare, è un timore delle aziende marchigiane: la regione è la prima in Italia per numero di aziende e scarpe prodotte.
Una scarpa su tre importata in Ucraina proviene dalle Marche, mentre la provincia di Fermo è la principale esportatrice in Russia.

L’impatto sulla Finanza Aziendale e sulla Tesoreria delle Imprese calzaturiere
La Russia rappresenta un mercato molto proficuo per i produttori di scarpe d’alta fascia.
Nel 2020 il prezzo medio delle calzature a livello globale era valutato in circa 15 dollari a paia con un consumo pro capite di 2,6 paia l’anno e una spesa individuale di 42,6 euro.
In Italia il prezzo medio di un paio di scarpe è stimato in 42,6 euro per un consumo pro capite annuo di quattro paia e una spesa di circa 170 euro.
L’Italia è tra i più importanti produttori di calzature di lusso: il prezzo medio delle esportazioni italiane (60,43 dollari a paio) è il più elevato al mondo.
Tra le sanzioni applicate alla Russia c’è l’impossibilità di effettuare pagamenti con il sistema internazionale SWIFT rendendo di fatto, impossibile effettuare le transazioni sia on line e sia i pagamenti per le forniture ai Buyer locali.
La valuta delle transazioni rappresenta un altro ostacolo alle attività commerciali svolte dalla imprese italiane: il crescente utilizzo del rublo tende a limitare la potenzialità del mercato russo che in precedenza effettuava transazioni in valuta euro o dollaro.

La Finanza Agevolata ed i suoi limiti a sostegno delle imprese che vogliono operare nel mercato russo
Molto spesso lo sviluppo commerciale e gli investimenti ad esso afferenti beneficiano di strumenti specifici utilizzati dalle imprese italiane verso il mercato russo.
Le imprese con particolare vocazione all’export, fino a qualche settimana fa potevano avvalersi di strumenti come SACE o compagnie di assicurazioni.
Nei primi giorni di marzo scorso, sono diverse le Compagnie di Assicurazione che hanno deciso di interrompere l’erogazione di nuove garanzie per progetti e investimenti in Russia.
La Russia è uno dei mercati principali dove SACE opera: al 30 giugno 2020 l’esposizione totale era di circa 4,3 miliardi di euro: il settimo paese in termini di impegni dell’agenzia a livello globale.
Nel 2020, caratterizzato dall’impatto della pandemia sulle relazioni commerciali tra Italia e Russia, SACE ha maturato 230 dei 237 milioni di euro di operazioni garantendo operazioni nel settore degli idrocarburi.
Negli ultimi due anni il mandato a SACE è stato ampliato con vari atti normativi – in particolare i DL Liquidità e Semplificazioni, al fine di estenderne l’operatività anche a livello domestico.
Di fatto, SACE è l’ente che dovrà facilitare l’implementazione del Green Deal italiano, concretizzatosi nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), tramite il programma “Garanzie green”.
A Gennaio 2022 è avvenuta la firma del decreto interministeriale tra Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che sancisce il ritorno definitivo di SACE sotto l’ala diretta del MEF.
La Corte dei Conti, nella sua relazione sul Bilancio 2020 di SACE pubblicata il 5 febbraio u.s., si è espressa in merito alla radicale trasformazione dell’agenzia.
In primis, ha evidenziato con preoccupazione la concentrazione delle operazioni garantite da SACE: 45% il settore crocieristico, 20% quello del petrolio e gas e 7% quello petrolchimico.
In seconda battuta, ha lanciato un monito sulla futura governance di SACE, rimarcando l’obiettivo principale di differenziare il portafoglio di operazioni garantite.

Le imprese calzaturiere hanno ottenuto dei contributi da parte della Regione Marche e da parte della Camera di Commercio delle Marche che hanno permesso di ridurre il costo di partecipazione alla fiera a Mosca.
E’ evidente che la mancata partecipazione alla fiera avrebbe comportato la revoca del contributo concesso e la restituzione dello stesso.

Credit Policy di mercato e contrattualistica 
E’ sempre più evidente l’importanza e la centralità per una impresa di dotarsi di una credit policy con cui proteggere e sviluppare il proprio sviluppo commerciale.
La caratterizzazione sempre più accentuata dei diversi mercati internazionali “obbliga” a valutare diverse credit policy declinate in funzione dei mercati in cui opera l’impresa e così i contratti con cui effettuare le vendite.
Il profilo formale e quindi l’elaborazione di una contrattualistica aggiornata all’attuale contesto rappresenta una cornice di protezione che permette, ad ogni impresa, di prevenire e ridurre il rischio insito nei rapporti di vendita e fornitura.

Il peso della responsabilità dell’Azienda ed il Rischio di Burnout
E’ un tema spesso trascurato ma a nostro avviso molto più presente nelle imprese con l’avvento della pandemia e ne abbiamo parlato in un nostro Editoriale lo scorso febbraio 2021 (quì se vuoi leggerlo).
Le imprese marchigiane, molto spesso, sono espressione di un “incredibile ed avvincente” percorso imprenditoriale avviato dai nonni o bisnonni (nel sottoscala con una impresa artigianale) e poi tramandato di generazione in generazione (trasformando il laboratorio artigianale in complessi industriali innovativi).
Questo permette di creare un valore relazionale incredibile che si traduce sulla grande qualità del prodotto finito.
I rapporti di filiera con i propri fornitori sono spesso contaminati dalle relazioni personali storiche tra famiglie e conoscenti.
L’imprenditore supera la logica del profitto e sente molto spesso il “peso” della responsabilità delle scelte e del futuro della sua azienda anche rispetto alle conseguenze che possono derivare al tessuto sociale in cui vive e lavora con il proprio stabilimento: non è raro che nella medesima azienda lavorano nuclei familiari.
Cerchiamo spesso di far comprendere come “Il grado di tensione e la responsabilità” possano produrre effetti “importanti” sull’Imprenditore e sul management che è chiamato a gestire ed interpretare scenari nuovi e molto imprevedibili.
Gli Imprenditori, come anche il team delle competenze che operano nelle aziende sono prima di tutto persone: sono potenzialmente a rischio di burnout?

E’ quindi evidente che non si possono generare soluzioni a tavolino.
Sempre più spesso gli Imprenditori e le proprie imprese, saranno “sollecitati” a modificare ed adattare il proprio modello di business….anche più volte nel corso dell’anno….
Il nostro compito deve essere quello di arricchire ed ampliare gli elementi di valutazione con cui gli imprenditori possano rivendicare le proprie autonomie decisionali e le scelte strategiche……compreso l’acquisto del biglietto d’aereo con cui partecipare ad una fiera in uno stato belligerante…

Marketing Mizuya



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