“Chi gestisce la Finanza d’Impresa è immune dal rischio Burnout?”EdiMiz a cura di Michela D’Alessandro, Psicologa e Psicoterapeuta

“Chi gestisce la Finanza d’Impresa è immune dal rischio Burnout?”EdiMiz a cura di Michela D’Alessandro, Psicologa e Psicoterapeuta

Alcune ricerche dell’Università di Portland e dell’Università di Zurigo hanno rilevato come  il passaggio di carriera da dipendente a manager, definito in termini di passaggio di ruolo interpersonale sia un aspetto molto delicato e non sempre ben attenzionato da parte delle aziende.

Ad esporre i manager ad un rischio di stress lavoro correlato o ad esaurimento professionale è il motivo stesso per cui hanno scelto questa dimensione lavorativa a più elevato indice di processo stressogeno.

In particolare i ricercatori hanno individuato la capacità di distaccarsi mentalmente dal lavoro nelle ore non lavorative come un fattore predittivo per un migliore livello di benessere soggettivo.

Secondo gli autori dello studio, l’aumento della responsabilità derivante da un nuovo ruolo porta con sé un aumento della soddisfazione lavorativa, ma dall’altra parte comporta un carico lavorativo maggiore, livelli più alti di conflitto nella gestione del lavoro e del proprio tempo e anche un più alto rischio di stress cronico e burnout.

I dati di queste ricerche non stupiscono, sono in linea con quanto la letteratura scientifica ci racconta su questo tema, soprattutto sulla necessità di innalzare la percezione del proprio soddisfacimento soggettivo generale per ridurre il rischio di burnout.

In conclusione sensibilizzare ad una ristrutturazione del lavoro dei dirigenti per ridurre le pressioni lavorative, ma anche incoraggiare ed incorporare strategie adatte a una migliore gestione del distacco tra lavoro e vita privata come parte della formazione manageriale. Tutto questo andrebbe ad incidere positivamente, non solo in termini di business ma anche in termini di cultura e clima aziendale.

All’interno della struttura Aziendale l’Area Finance, a causa del mutato contesto causato dalla Pandemia, ha subito una forte centralizzazione assumendo un ruolo ancora più delicato rispetto al passato.

Credit Manager e Tesorieri si sono trovati a dover ri-interpretare, in pochissimo tempo, il proprio ruolo con la chiara consapevolezza di dover affrontare un nuovo scenario, un nuovo mercato, senza poter fare riferimento a casi simili del passato.

Come proteggere l’assetto finanziario dell’impresa, con quali strumenti e per quanto tempo e con quali informazioni ed analisi, la relazione con i partner bancari e finanziari, la gestione e l’armonizzazione del flusso finanziario tra Clienti, Fornitori, la non programmabilità temporale scandita dai DPCM, sono solo alcuni dei temi “aperti sulla scrivania”….

I Credit Manager ed i Tesorieri hanno visto aumentare “violentemente” il proprio grado di responsabilità: mantenere il giusto distacco per una analisi compiuta del fenomeno, individuare, di volta in volta, in funzione dei potenziali rischi le conseguenti strategie operative e quindi le “soluzioni”, comprendere il fenomeno e trovare le soluzioni più appropriate è stato certamente sfidante, incredibilmente avvincente e soddisfacente se si guarda all’indietro e si vede cosa è stato fatto….ma….

…..ma i Credit Manager ed i Tesorieri sono anche donne e uomini….esseri umani….mai addestrati a gestire questo tipo di tensione e responsabilità in così poco tempo…

Il grado di tensione e la responsabilità avranno prodotto effetti sulla loro persona?  La loro figura è potenzialmente a rischio di burnout?

La maggior parte dei Credit Manager e dei Tesorieri sperimentano alcuni sintomi di stress lavoro correlati quali:

  • senso di frustrazione
  • irritazione e tensione
  • preoccupazione e stati ansiosi
  • sintomi fisici (senso di spossatezza, mancanza di energia)
  • senso di “schiavitù” per mancanza di tempo
  • difficoltà di concentrazione
  • aspettative connesse al ruolo
  • mancanza di controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro
  • attività inadeguate 
  • difficili interazioni interne ed esterne all’azienda
  • frequenti conflitti nella programmazione del lavoro o interruzioni
  • livelli di supporto percepito 
  • comunicazione e gestione insufficiente
  • compiti e obiettivi poco chiari
  • difficoltà nella pianificazione 
  • partecipazione limitata o scarsa nei processi decisionali 
  • mancato riconoscimento del risultato

Essere riusciti a “risolvere ed affrontare con efficacia” è, oggi, certamente solo il primo step con cui “rispondiamo” all’esigenza di equilibrio interiore…la soddisfazione permette di alimentare la propria autostima e superare il possibile stress….rappresenta solo un inizio, una consapevolezza, che se alimentata, ci permetterà di esaltare il concetto  di “prevenzione”… 

Dr.ssa Michela D’Alessandro
Psicologa – Psicoterapeuta