“Start-Up, Acceleratori ed Incubatori: Chi cresce grazie a Chi? Seconda Parte

“Start-Up, Acceleratori ed Incubatori: Chi cresce grazie a Chi? Seconda Parte

Prosegue la nostra analisi iniziata nel precedente editoriale (quì se lo hai perso) finalizzata a comprendere se è  corretto sostenere che oggi, una Start-Up, ha aumentato in modo significativo le proprie opportunità di crescita e sviluppo…

Approcciando a dati più recenti, a fine 2021 è stato redatto il report trimestrale redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con InfoCamere e Unioncamere.
Gli ultimi tre mesi del 2021 confermano come lo stato di salute dell’ecosistema dell’innovazione italiano sia in discrete condizioni.
Il numero di imprese iscritte alla sezione speciale rimane sostanzialmente invariato rispetto al periodo precedente (14.077, in aumento di 45 unità) e pari al 3,7% del totale delle società di capitali costituite in Italia negli ultimi cinque anni.
Il Capitale Sociale “medio” delle imprese è cresciuto del 2,7% pari a circa 65mila euro ad impresa per un dato complessivo di 938 milioni di euro.
Il 75,7% delle startup innovative opera nel campo dei servizi alle imprese: la produzione di software e la consulenza informatica (nel 38,5%), le attività di ricerca e sviluppo (14,3%) e le attività dei servizi di informazione (8,9%).
Il 16% di imprese che operano nel manifatturiero si occupano nella fabbricazione di macchinari e di fabbricazione di computer e prodotti elettronici e ottici, mentre il 3% opera nel commercio.

La Lombardia è la regione con il maggior numero di startup (3.749, pari al 26,6% del totale nazionale) e precede Lazio (1.700, 12,1%) e Campania (1.290, 9,1%).
In fondo troviamo la Basilicata con 132 (0,9%), il Molise con 81 (0,6%) e la Valle d’Aosta con 21 (0,2%).
Il Trentino-Alto Adige, spicca il dato che vede una particolare incidenza di imprese innovative rispetto al totale delle società di capitali con una percentuale del 5,5% (la provincia di Trento arriva all’8,4%), davanti a Lombardia (5,1%) e Friuli-Venezia Giulia (5%).

Gli indicatori finanziari, sulla base dei dati di bilancio relativi al 2020, sono riferiti solo al 61,7% delle startup attualmente iscritte.
Il valore medio della produzione di queste imprese è pari a poco meno di 176,1 mila euro, dato in diminuzione rispetto al trimestre precedente, mentre l’attivo medio è di circa 408mila euro, anch’esso in leggera flessione.
Il fatturato complessivo ammonta a un miliardo e 530 milioni, anch’esso in flessione, di circa 10,2 milioni di euro rispetto a quello registrato al termine del trimestre precedente.
Il reddito operativo complessivo registrato nel 2020 è negativo per 116.2 milioni di euro rispetto ai 122,7 milioni dei tre mesi precedenti.
Nel 2020, la maggioranza delle startup innovative (il 53%) risultano in perdita, in linea con le precedenti rilevazioni.

Rispetto alla “Newco tradizionale”, le startup beneficiano di una serie di “agevolazioni” che ne sostengono la fase di avvio e sviluppo.
Alle agevolazioni di natura fiscale, che vengono riconosciute ad un investitore che sceglie di investire in una start up si aggiungono anche quelle riguardanti l’ambito camerale, l’ambito societario e gli adempimenti fiscali, come anche quelle in materia giuslavoristica e fallimentare.
A livello societario si configurano significative deroghe alla disciplina civilistica che operano ex lege, in caso di riduzione del capitale a causa delle perdite.

Nonostante tutti questi elementi a sostegno di questo modello di business: il 96% delle startup fallisce entro i primi 4 anni!
Quando sentiamo parlare di “unicorni” siamo sempre molto prudenti: solo l’1% delle startup riescono ad avere una quotazione di 1 miliardo di dollari (fonte CBNInsights).

Quali sono i motivi prevalenti che determinano il default di una startup?
Assenza di mercato
: determina quasi il 50% di default delle startup nate.

Mancanza di fondi: incide per circa il 29%. Difficoltà nel focalizzare in modo accurato su quali leve investire i capitali inizialmente raccolti e successiva difficoltà nel raccogliere, con nuovi round, ulteriori risorse finanziarie.
Team sbagliato: incide per circa il 23%. Le competenze di cui si avvale la startup non sono sempre adeguate e fedeli al proprio processo di crescita e correlate all’evoluzione del mercato.
Concorrenza: è la quarta causa, incide per circa il 19%. Spesso sottovalutata o ignorata anche per settori affini.
Inadeguata strategia di pricing: incide per circa il 18%.
La capacità di individuare e soddisfare in modo preciso l’esigenza del Cliente target: incide per circa il 17%.
La mancanza di molteplici canali con cui essere scalabili e fare capitalizzazioni: incide per circa il 17%.
Marketing poco efficace: incide per circa il 14%.
Scarsa ricettività dei feedback ricevuti dai Clienti: incide per circa il 14%.
Tempismo con cui viene rilasciato il prodotto/servizio: incide per circa il 13%.
Perdita del focus originale e disarmonia nel Team: incidono rispettivamente per circa il 13%.
Passione decrescente nel Team dello startup: incide per circa il 9%.
Burnout: incide per circa 8%.

Tutti questi elementi vengono affrontati e “gestiti” negli incubatori/acceleratori ma per il periodo iniziale del progetto di impresa, che mediamente non supera i 18 mesi.
Poi, come per “miracolo” la startup si presume abbia acquisito le competenze per operare a mercato, al pari di quelle acquisite e sviluppate da altre aziende “tradizionali” da molto più tempo….

Noi, nel nostro piccolo, continuiamo a sostenere, a gran voce, quanto strategico sia trasferire alle startup, sin dalle prime fasi, le competenze e sensibilità specifiche del credit management e del treausy management.
Anche le startup, per crescere, come le Imprese “tradizionali”, dovranno imparare, non solo a raccogliere capitali  ma anche a generare fatturati sani con cui consolidare e sviluppare il proprio modello di business. 

Marketing Mizuya

 



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