“L’internazionalizzazione al tempo del Covid: limiti ed opportunità”. EdiMiz a cura di Alessandro Barulli,Consulente/Formatore Senior @ ICE Agenzia – Autore TimeToExport @ ASPIIN – Autore Business2Business Spotlight

“L’internazionalizzazione al tempo del Covid: limiti ed opportunità”. EdiMiz a cura di Alessandro Barulli,Consulente/Formatore Senior @ ICE Agenzia – Autore TimeToExport @ ASPIIN – Autore Business2Business Spotlight

Quando mi è stato chiesto di scrivere un pezzo partendo dal titolo che leggi qui sopra, mi sono detto “beh, in questa fase storica vedo solo opportunità!”.

Sì perché la pandemia ha fatto capire molto chiaramente alle imprese che il mercato globale non si ferma neanche di fronte al virus.
Può rallentare, come è capitato ad alcuni settori, ma non si è affatto fermato.

Anzi in altri settori, pensa ad esempio al food and beverage venduti online, il mercato ha addirittura accelerato.

Forse ti chiederai perché parlo di mercato, senza specificare il Paese; oppure perché non parli di mercati internazionali.

In realtà è una scelta ben chiara: un’impresa moderna dovrebbe smettere di parlare di mercato domestico (Italia), mercati di prossimità (l’Europa), mercati overseas (Gli USA o la Cina, tanto per fare un esempio) e considerare un unico grande mercato tutto ciò che sta fuori dai propri cancelli.

Raggiungibile sia in modo tradizionale che online, per molti la grande scoperta della pandemia.

Se il mondo è un unico grande mercato, con specifiche relative ai singoli territori, raggiungibile sia fisicamente che virtualmente, posso tranquillamente affermare che “là fuori” esistono solo opportunità: piccole, grandi, immense e in alcuni casi irraggiungibili.

In ogni caso, esistono!
Anzi quando si verificano delle contrazioni in alcuni territori del mercato sarebbe auspicabile andare a trovare nuovi clienti in altri territori, per recuperare ciò che hai perso (non fa una piega, no?).

Allora possiamo ben dire che l’internazionalizzazione è ciò che ti salva anche quando c’è un virus che mette i bastoni tra le ruote dell’economia mondiale?

Sì… ma c’è un però non trascurabile.

Puoi fare internazionalizzazione solo se hai scelto di farlo – e qui cominciano i limiti – e se sai come mettere in moto il processo.
Chiaramente internazionalizzare un’impresa non significa “vendere all’estero”, ma anche “farsi pagare dall’estero”, “comunicare con l’estero”, “trasportare all’estero” e così via.

Insomma tutta una serie di attività che se non le sai fare rischiano di costarti caro.

Nella migliore delle ipotesi finirai per “essere comprato”: ci sarà qualcuno che ti sceglie, che
decide come distribuire i tuoi prodotti, come farne il marketing e tu ti limiterai a vendere.

Al contrario nella peggiore delle ipotesi potresti perdere gli investimenti fatti – senza criterio – per andare a vendere all’estero.

Insomma, tanto per essere chiari, le opportunità sono fuori dall’azienda mentre i limiti sono – in novantanove casi su cento – dentro l’azienda.

Dopo tanti anni di attività in questo campo sono fermamente convinto che il primo ingrediente necessario per fare internazionalizzazione è l’apertura mentale di chi possiede o governa l’azienda.

Perché senza apertura mentale non si possono cogliere le opportunità che emergono “là fuori”.

Allo stesso modo, senza apertura mentale non si può preparare l’azienda oppure adattarla in modo tempestivo e reattivo a ciò che succede nel mercato.

E sempre senza apertura mentale non si può pensare, in modo fuori dall’ordinario, a come evolvere e sviluppare il business.

Perché una cosa è certa: la pandemia ha messo in crisi molti aspetti di ciò che abbiamo sempre fatto ma ha aperto la possibilità di fare cose nuove o di inventare soluzioni “unconventional” al bisogno di sopravvivenza e di espansione.

Un esempio?

Una collega si è messa ad organizzare degustazioni di vino online.
Per conto delle aziende con le quali collabora invia dei campioni ai clienti e tramite una sessione online, organizzata ovviamente dopo l’arrivo delle bottiglie a destinazione, spiega le caratteristiche ed i pregi del vino che l’interlocutore straniero ha tra le mani. 

È certamente un chiaro esempio di creatività all’italiana, funzionale allo stato attuale delle cose.

Le opportunità “là fuori” ci sono. Ma la testa dentro l’azienda?

Alessandro Barulli
Consulente/Formatore Senior ICE Agenzia
Autore TimeToExport ASPIIN 
Autore Business2Business Spotlight