“Credit Risk Management e criteri ESG: un approccio all’analisi”(seconda parte). EdiMiz a cura di Stefano Bonaccorsi, Credit Risk e Treasury Compliance Management

“Credit Risk Management e criteri ESG: un approccio all’analisi”(seconda parte). EdiMiz a cura di Stefano Bonaccorsi, Credit Risk e Treasury Compliance Management

La scorsa settimana, nel mio precedente EdiMiz, proprio da questa utilissima piattaforma che gentilmente ospita riflessioni particolarmente utili al nostro lavoro, affrontavo alcune premesse sull’importanza di affiancare, alle consuete analisi di merito creditizio, anche quelle derivanti dai criteri ESG.

Vediamo ora, come concretamente potremmo affrontare questo approccio.

Una prima indicazione sulla concessione del credito viene proprio dalla presenza di questo documento che, per le aziende escluse dal D.Lgs 254/2016 che recepisce la Direttiva Europea 2014/95/UE, viene redatto su base volontaria; qualora la DNF non sia stata formalizzata, il Credit Risk Manager deve essere indotto a porsi una prima domanda sulla responsabilità sociale assunta dal Cliente e sulla comunicazione dei valori che intende esprimere. L’assenza del documento non deve comportare un immediato rifiuto a concedere il credito, ma deve comunque assumere un certo qual peso nella decisione finale.

Se la DFN è invece disponibile, alle consuete informazioni di merito creditizio e commerciali, abitualmente consultabili, si possono aggiungere quelle rilevabili dalla trattazione dei fattori ESG e quindi di carattere:

  • qualitativo, ovvero indicazioni su come il Cliente contribuisce a mitigare i rischi di sostenibilità e su come interagisce socialmente nel contesto in cui opera;
  • quantitativo, ovvero sull’effettiva gestione “sostenibile”, attraverso i Key Circular Indicators che misurano quanto si è lontani dall’operare in modo ecologicamente e socialmente corretto.

La collaborazione con Clienti che hanno introdotto i citati criteri, potrebbe comportare un rapporto commerciale più solido e di lungo periodo, fondato appunto su principi che si reggono in chiave:

  • AMBIENTALE, per l’impiego di energie rinnovabili, l’utilizzo senza sprechi di materie prime, acqua e uso del suolo, la gestione circolare dei rifiuti, la riduzione di emissioni di gas serra, l’impatto sulla biodiversità e sull’economia circolare;
  • SOCIALE, per l’osservanza delle pari opportunità, gli investimenti in risorse umane, la promozione di principi di coesione ed integrazione sociale, la solidarietà a favore di comunità economicamente o socialmente svantaggiate, la lotta contro la disuguaglianza;
  • GOVERNANCE per la “solidità” delle strutture di gestione, le relazioni con il personale, il rispetto degli obblighi fiscali, le azioni intraprese, non solo per massimizzare il valore delle azioni, ma per includere anche gli altri stakeholder nell’obiettivo di creare valore in modo equo tra tutti.

Da queste informazioni si è in grado di comprendere allora il clima aziendale, basato sull’attenzione che viene data alle relazioni interne, sull’interazione con l’ambiente circostante, sull’evoluzione dei rapporti commerciali, sulle strategie di lungo periodo.

Ci sono diverse ragioni per le quali le imprese che introducono i criteri ESG hanno la capacità di meglio affrontare il futuro con maggior successo; tra queste troviamo:

  1. la consapevolezza dei cittadini ha indotto i governi ad aumentare il peso dei programmi sostenibili. Come si può anche riscontrare dal Next Generation EU, gli Stati intendono stanziare sempre più fondi a favore delle aziende per garantire l’economia sostenibile nel lungo termine, indirizzando quindi più finanziamenti a coloro che assumono comportamenti etici nei confronti di ambiente e società;
  2. la buona reputazione aziendale – che “sintetizza tutti i segnali che l’impresa trasmette ai suoi stakeholder nel corso del tempo” – e l’attrazione e la conservazione dei talenti – che rappresenta un valore tangibile per competere efficacemente nel mercato – sono esempi su come i programmi ESG migliorano le performance finanziarie delle imprese, soddisfano le aspettative dei cittadini verso un comportamento che si prende cura della società e dell’ambiente.   Volendo fare un esempio, le imprese che continuano ad utilizzare impianti obsoleti e dannosi, può tradursi, non solo in maggiori costi futuri, ma anche in danni reputazionali: le regole del gioco infatti sono cambiate e la normativa ambientale è sempre più puntale e severa;
  1. l’integrazione dei fattori ESG non riguarda solo l’ambiente, ma anche fattori sociali come l’attenzione al tema della pari opportunità o del rispetto dei diritti civili, divenuti ormai un megatrend di investimento nel lungo periodo. Questi principii sono stati introdotti internazionalmente anche nella corporate governance, poiché pari opportunità e diritti civili comportano una correlazione positiva in termini di solidità di performance e quindi finanziaria;
  1. la finanza, come già indicato dalla Commissione Europea, è uno dei driver principali dell’economia mondiale. Essa è in grado di convogliare il modello economico attuale verso quello sostenibile. Operare in modo sostenibile e responsabile significa accedere agli investimenti SRI, ovvero ingenti capitali in grado di cambiare il mondo, in modo da far accrescere non solo il proprio benessere, ma anche quello collettivo.

Introdurre l’analisi di criteri ESG nelle scelte di affidamento del credito commerciale, significa:

  • comprendere le strategie di lungo periodo dell’azienda cliente in temi ambientali, etici e di governance;
  • affidare aziende che hanno accesso a fondi governativi e che sono supportate dalla finanza SRI;
  • relazionarsi con aziende molto attente alla loro corporate governance ed alla loro reputazione;
  • interagire con aziende percepite dalla società che le circonda come attente ai temi ambientali e quindi meritevoli di essere sostenute.

Dopo il primo lockdown, un manager di una banca d’affari mi diceva che, nel financial asset management, i criteri ESG sono da tempo utilizzati come fonte per misurare la sostenibilità di un investimento, in quanto la loro integrazione nell’ambito aziendale migliora il rapporto rischio/rendimento del portafoglio gestito.

Riflettendo, quando un Credit Risk Manager concede una dilazione di pagamento compie di fatto un investimento sul Cliente e quindi anch’egli opera con l’obiettivo di ridurre il rischio e migliorare il rendimento dell’intero credito commerciale gestito.

Mi auguro che queste mie considerazioni siano motivo di riflessione e di confronto all’interno di questa comunità, tra i lettori ed oltre, al fine di individuare e condividere nuove strategie utili alla nostra meravigliosa professione.

Infine, ringrazio Mizuya per aver ospitato questi miei due EdiMiz.

 

Stefano Bonaccorsi
Credit Risk, Treasury and Compliance Manager