“Credit Risk Management e l’importanza finanziaria dei criteri ESG” (prima parte). EdiMiz a cura di Stefano Bonaccorsi, Credit Risk e Treasury Compliance Management

“Credit Risk Management e l’importanza finanziaria dei criteri ESG” (prima parte). EdiMiz a cura di Stefano Bonaccorsi, Credit Risk e Treasury Compliance Management

A settembre del 2015, grazie ai diciassette obiettivi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, è stato definito un approccio globale verso lo Sviluppo Sostenibile.
             
È infatti iniziato un percorso lungo il quale dovranno essere
affrontati un insieme di questioni importanti che riguardano, per citarne solo alcuni, la sconfitta della povertà, il contrasto all’emergenza climatica, la promozione di una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile.
Si tratta di un progetto ambizioso, che chiama ciascuno di noi a partecipare, contribuire e rafforzare uno sviluppo economico circolare, sostenibile, rispettoso dell’ambiente, dei diritti civili e lavorativi, senza che nulla e nessuno                                                                       
rimanga indietro.

Se si volessero applicare questi temi nell’ambito del Credit Risk Management.
Anche le aziende sono state sollecitate ad includere, nei loro processi e nei loro investimenti, le questioni legate ai fattori ESG (Environment, Social and Governance) dello Sviluppo Sostenibile, utilizzando un flusso condiviso di informazioni tra imprese e mercati finanziari attraverso adeguati strumenti ed app. 
Ci si dovrebbe prima tutto chiedere se, monitorando i criteri ESG, i manager potrebbero essere meglio supportati nell’individuare, comprendere e gestire i possibili scenari di rischio associati al credito commerciale.

 

È necessario però premettere che, a marzo 2018, la Commissione Europea ha pubblicato un Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile, avanzando dieci proposte con tre obiettivi principali: 

  1. indirizzare flussi di capitale a favore di investimenti sostenibili;
  2. incrementare la trasparenza e favorire criteri di lungo periodo nelle attività economiche e finanziarie
  3. integrare la sostenibilità nei requisiti prudenziali e nei giudizi di rating

 

L’allora Vicepresidente Frans Timmermans a tale riguardo diceva: “La transizione verso un’economia più verde e sostenibile è benefica per la creazione di posti di lavoro, per le persone e per il pianeta. Oggi ci assicuriamo che il sistema finanziario operi in questa direzione. Le nostre proposte consentiranno agli investitori e ai singoli cittadini di effettuare una scelta chiara, di modo che il loro denaro sia utilizzato in maniera più responsabile e a beneficio della sostenibilità”.

Queste parole mettono al centro il tema del ruolo della finanza e la sua dimensione ecosostenibile, ovvero la sua capacità di indirizzare i propri investimenti in modo da continuare a produrre valore economico, senza compromettere le risorse ambientali, favorendo l’integrazione sociale ed attenendosi a prassi di buona governance.

 L’approccio verso una economia circolare deve essere allora supportato da investimenti sostenibili e responsabili (SRI), necessari per creare valore nel lungo periodo in aziende che integrano nella loro gestione criteri ambientali, sociali e di governance: i criteri ESG per l’appunto.

Non deve pertanto essere dimenticato che “Essere Sostenibili significa diventare più interessanti sul mercato, comunicare i propri valori, costruire un futuro migliore”.

Queste stesse motivazioni, utilizzate dagli investitori SRI, valgono allo stesso modo quando si parla di patrimonio commerciale di un’azienda, inteso come l’insieme coordinato di tutti i mezzi utili a svolgere la sua attività e quindi lungo tutto il rapporto con la sua clientela.

Il Credit Risk Manager è colui che gestisce il credito commerciale nelle aziende,
stabilendo quando e a chi concederlo; la sua attività è situata al confine tra quella amministrativa e quella commerciale; il suo obiettivo è minimizzare il rischio credito associato al cliente.
Alle consuete analisi di merito creditizio, dovrà però affiancare anche la valutazione dei criteri ESG applicati all’attività imprenditoriale dei clienti per aiutare a comprendere meglio i rischi riconducibili al credito commerciale.

La Dichiarazione Non Finanziaria (DNF) si inserisce nella prospettiva per cui la Corporate Social Responsibility rappresenta un elemento chiave per la competitività delle aziende e misura il grado di responsabilità sociale assunto dall’impresa; questo si traduce in un approccio orientato a: strategie di lungo termine, maggior innovazione, migliori performance, maggiore capacità di attrarre e trattenere talenti, riduzione dei costi, miglioramento dei rapporti con tutti gli stakeholder.

Considerato che il termine inglese adesso utilizzato assume il significato di “qualsiasi soggetto interessato ad un’iniziativa economica o un progetto di una società”, non sfugge che il miglioramento dei rapporti con gli stakeholder riguardino anche quelli tra Cliente e Fornitore.

Per ora, vorrei fermarmi qui per entrare concretamente nell’argomento su come includere i criteri ESG all’interno delle analisi condotte dal Credit Risk Manager.

….to be continued….

Stefano Bonaccorsi
Credit Risk, Treasury and Compliance Manager