“E se la blockchain fosse lo strumento per le micro imprese che producono qualità Made in Italy?” EdiMiz a cura di Amelia Bassini Country Manager Genuine Way SA

“E se la blockchain fosse lo strumento per le micro imprese che producono qualità Made in Italy?” EdiMiz a cura di Amelia Bassini Country Manager Genuine Way SA

Sempre più spesso si parla di blockchain e della sua portata rivoluzionaria.

Eppure questa tecnologia di frontiera resta ancora una chimera, soprattutto in un paese come l’Italia, dove viene guardata con diffidenza e sospetto. Tutti la citano, qualcuno inizia ad utilizzarla, ma nessuno la conosce davvero.

La blockchain, purtroppo, ad oggi non è ancora appannaggio delle PMI italiane – e tantomeno delle micro imprese – che rappresentano il cuore pulsante del tessuto produttivo nazionale.

Questo scenario trova origine nel fatto che le aziende italiane – soprattutto se di medie dimensioni – sono spesso a gestione familiare, poco propense ad innovazione e digitalizzazione e sovente alle prese con difficili passaggi generazionali interni.

Eppure proprio le PMI, quasi sempre portatrici di storie di eccellenza del made in Italy, possono trarre un vantaggio competitivo enorme dall’utilizzo della blockchain.

Capire la blockchain non è semplice, soprattutto per chi non si occupa di informatica: questa una delle principali ragioni della diffidenza di imprenditori e artigiani.

Tuttavia è possibile comprenderla e raccontarla in modo semplice e intuitivo senza scendere per forza in tecnicismi e questa sarà una delle sfide principali degli operatori di settore: renderla una tecnologia a servizio di tutti, non solo dei grandi gruppi industriali.

La BlockChain nasce nel 2009 e la sua prima applicazione riguarda l’ambito finanziario.
Tutti hanno sentito parlare di bitcoin, ma pochi sanno che la tecnologia che è alla base delle criptovalute – la blockchain appunto – può essere applicata a moltissimi altri settori, dalle pubbliche amministrazioni alle aziende, ed è una tecnologia talmente rivoluzionaria che può essere paragonata all’impatto che l’avvento di internet ha avuto nelle nostre vite.

La blockchain è un registro pubblico distribuito su cui è possibile caricare qualsiasi dato o documento rendendolo immodificabile e completamente tracciabile.
A differenza dei database oggi esistenti, tutti caricati su server proprietari con una struttura gerarchica (per questo non soggetti ad alcun controllo di terzi e facile bersaglio di hacker), la blockchain è distribuita su migliaia di pc in tutto il mondo, è pubblica in quanto tutti possono avervi accesso tramite internet per registrare o visionare i documenti ed è strutturata come una rete di blocchi (come dice appunto il nome)  in cui ogni nodo è interconnesso e controlla l’altro.

In questo tipo di struttura peer to peer è impossibile falsificare, alterare o cancellare dati e documenti una volta immessi perchè – per farlo – bisognerebbe avere il controllo di tutte le migliaia di pc della rete che sono sparsi per il globo. La blockchain, di fatto, è inviolabile.

Le applicazioni della blockchain sono pressoché illimitate: trattandosi di una tecnologia trasversale, ben si adatta a molteplici settori dell’economia e della vita quotidiana.
Sempre più rilevante sarà l’utilizzo della blockchain nei processi produttivi delle aziende, dove già da tempo si discute in merito alla necessità di tracciare la filiera dalle materie prime al consumatore finale, evitando contraffazioni e alterazioni organolettiche del prodotto.

Questa esigenza è sempre più impellente nell’agroalimentare, nel settore vinicolo, in cosmetica, nella moda, nel settore farmaceutico. In tutti quei settori in cui gli elevati standard di produzione sono requisiti essenziali per la tutela della salute del consumatore e dell’ambiente.

Grazie a sensori, detti check point, applicati su tutti i macchinari coinvolti nella filiera, i dati di produzione vengono infatti registrati automaticamente su blockchain. Gli addetti alla lavorazione e ai controlli qualità, dotati di App collegate a blockchain, possono inserire in tempo reale ogni dato proveniente dalla filiera.
In questo modo, ogni pacco di pasta che arriva a scaffale, la pregiata bottiglia di vino che il consumatore trova in enoteca, la giacca made in italy venduta in una boutique di Tokyo, può essere tracciato in ogni passaggio.

Dal campo di grano alla tavola, dal vigneto al ristorante stellato, dalla fibra vegetale alle vetrine dei negozi di tutto il mondo.

Molti players internazionali si stanno muovendo in tale direzione. Gruppi come Barilla, Carrefour, LVMH stanno adottando tecnologia blockchain per tracciare la propria filiera produttiva ed evitare contraffazioni.

Le imprese di dimensioni ridotte – in particolare in un mercato come quello italiano – faticano ancora ad approcciarsi a questo tipo di tecnologia in quanto un progetto di blockchain ha un impatto economico e strutturale importante a livello aziendale.

Tuttavia, anche per queste realtà, si stanno sviluppando soluzioni tecnologiche pronte all’uso e “smart” capaci di apportare innovazione senza essere eccessivamente costose o di difficile gestione.

La “partita blockchain” è di un’importanza strategica enorme e le imprese italiane – comprese PMI e microimprese – non possono permettersi di non giocarla. Il rischio è quello di perdere terreno sui mercati internazionali, sempre più attenti all’alta qualità e all’origine dei prodotti in particolare per i beni di lusso che – come sappiamo – sono uno dei punti di forza del made in Italy.

La tecnologia blockchain è dunque una rivoluzione dai connotati fortemente positivi?
Certamente vi sono anche punti critici nell’utilizzo di questa nuova tecnologia. In particolare sono stati sollevati dubbi circa l’immissione di dati contraffatti o falsificati all’origine.

La domanda “chi controlla se non esiste un ente centrale?” è stata spesso proposta.
Sarà necessario regolamentare e dare norme che definiscono cosa è blockchain e in che limiti può essere utilizzata.

Tuttavia, i vantaggi sono immensi. E la parola chiave che li riassume tutti è “trasparenza”.
La blockchain – grazie alle caratteristiche che abbiamo analizzato –  favorisce un ecosistema sociale, economico e politico trasparente e interconnesso.

Un sistema in cui gli operatori dei vari settori (aziende, istituti finanziari, pubbliche amministrazioni…) sono per la prima volta  interconnessi in una struttura orizzontale con tutti gli utenti del globo.

Una struttura in cui immettere documenti falsificati e contraffare dati risulta essere nocivo soprattutto per chi decide di perseguire tale strada.

La blockchain – con gli anni – andrà sempre di più a premiare operatori e utenti trasparenti, creando un circolo virtuoso in cui comunicare e reperire informazioni certificate sarà alla portata di tutti. Così, da un paradigma di enti certificatori, organismi di controllo, sistemi possessori di dati si passerà ad un paradigma di autocertificazione in cui vincerà chi saprà essere il più trasparente possibile.

La blockchain è la tecnologia giusta con cui affrontare il futuro.
Un futuro che valorizza le produzioni di eccellenza, le “cose fatte bene”, le tradizioni, l’artigianalità e l’alta qualità.

Tutti elementi da sempre patrimonio delle aziende italiane, grandi e piccole, apprezzati in ogni parte del globo che grazie alla blockchain saranno garantiti e alla portata di partners e consumatori.

Amelia Bassini
Country Manager Italy
Genuine Way SA