“La causa di forza maggiore un rischio o un’opportunità per le imprese italiane al tempo del Covid?” EdiMiz a cura di Pasquale Dui, Avvocato e Professore a contratto Università Bicocca Milano

“La causa di forza maggiore un rischio o un’opportunità per le imprese italiane al tempo del Covid?” EdiMiz a cura di Pasquale Dui, Avvocato e Professore a contratto Università Bicocca Milano

In un momento come quello attuale (che resterà per sempre e storicamente nella memoria dell‘umanità), sotto un profilo strettamente gestionale della realtà aziendale i fattori di crisi e insuccesso presenti e futuri, saranno determinati dalle scelte effettuate in termini di visione strategica e “reattiva“, laddove a seguito delle prime avvisaglie e del superamento dei primi momenti di incertezza del fenomeno pandemico, non siano stati presi immediatamente in considerazione, attraverso le dovute proiezioni temporali, semestrali, annuali, biennali e triennali, i possibili scenari futuri con analisi accurate ed approfondite, immaginando anche effetti ed impatti devastanti (pensando al peggio e anche oltre, per dirla in termini diretti; to be on the safe side, come direbbero gli americani). La gestione oculata, diligente e prudenziale dell‘impresa non è solo il contenuto di un obbligo di legge ma è anche un dovere sociale.

L‘ordinamento giuridico, nel suo complesso articolato, che non può certo ricomprendere ogni prospettiva di esame ed indagine sull‘agire dell‘uomo, rappresenta uno scenario di riferimento obbligato, quantomeno in una modalità di impatto diretto ed immediato.

Si è pensato, già alle prime avvisaglie di gravità della situazione, di poter ricorrere al concetto di “forza maggiore“, che impera in materia di obbligazioni, segnatamente in termini di possibile esonero da responsabilità civili (e/o da inadempimento per l‘impossibilità oggettiva sopravvenuta della prestazione non imputabile al soggetto agente: cfr. art. 1256, commi 1 e 2 e artt. 1463-1464 cod. civ.), per una situazione  riconducibile a provvedimenti (factum principis) delle Pubbliche Autorità che potessero impattare direttamente sulle dinamiche dei rapporti economici. In prima approssimazione, va detto che sembra difficile parlare di una sorta di automatismo “liberatorio“, che non abbia un provvedimento autoritativo specifico di riferimento e supporto, dovendosi, diversamente, valutare con analisi del singolo caso l‘effettiva incidenza determinante dell‘evento (ie, la tragedia Covid) e la portata “quantitativa“ dello stesso sulla determinazione di una scelta e della correlata azione attuativa.

In via di principio, la prevedibilità del danno – ipotizzabile, nel caso in esame, solo nella fase di reazione  all‘emergenza, verosimilmente dopo i primi sei-nove mesi di riferimento (gennaio-giungo 2020; gennaio-settembre 2020) – incide sicuramente sulla determinazione del risarcimento, ponendo un limite al valore dello stesso (e dunque, potenzialmente, riducendolo al minimo), ma difficilmente può essere invocata per una liberazione da responsabilità, sia essa di natura contrattuale o di natura extra contrattuale (esempio paradigmatico è il complesso delle norme di cui agli articoli 1223-1227 e 2056 cod. civ.).

La questione di fondo, in un esame razionale, effettuato a posteriori, degli eventi e delle scelte (azioni) nei periodi in cui si è manifestata la pandemia, è quella della attenzione ai fattori di diligenza, prudenza, oculatezza della decisione imprenditoriale e gestionale fonte di potenziale responsabilità. Se in materia di rapporti contrattuali, potrebbe verosimilmente invocarsi la forza maggiore per una attenuazione della responsabilità, fermo restando quanto evidenziato sopra per i criteri di verifica e selezione, diversamente, laddove si prospetti una analisi per fattispecie comportanti una responsabilità extra contrattuale, amministrativa o da reato, il suddetto percorso “liberatorio“ non potrebbe certamente essere ipotizzato. Si pensi, così (a titolo esemplificativo e non esaustivo), a reati societari, reati tributari, reati ambientali, reati in materia di sicurezza sul lavoro, che prefigurano casi di indagini ed accertamento della responsabilità solo a seguito di un procedimento giudiziario, nell‘ambito del quale dovrebbe valutarsi ogni fattore – oggettivo e soggettivo – di un possibile esonero che seguirebbe, ovviamente, solo ad una constatazione di insussistenza del fatto, della mancata commissione dello stesso, della assenza di una norma incriminatrice specifica o, comunque, della configurazione dell‘agire in termini di “reato“ (cfr. art. 530 cod. pen.).

Resta così solo un terreno, quello della responsabilità “morale“, nel quale la responsabilità personale dovrà essere – seppure a posteriori – valutata nell‘intimo della sensibilità personale.

Pasquale Dui
Avvocato in Milano
Professore a contratto nell’Università di Milano Bicocca