“Wealth&Health con Gusto per le PMI e la First Women’s Bank”. EdiMiz a cura di Giovanni Vattani Head of Business Development Enel X Financial Services

“Wealth&Health con Gusto per le PMI e la First Women’s Bank”. EdiMiz a cura di Giovanni Vattani Head of Business Development Enel X Financial Services

La nostra vita ha subito notevoli cambiamenti a causa della pandemia e, se ci soffermiamo a quelli più strettamente afferenti i nostri interessi lavorativi, ha portato un maggior uso della moneta elettronica in luogo del contante, ad una maggiore attenzione ai consumi e ad un aumento di interesse verso forme, più o meno tecnologicamente evolute, di wealth e health management.

Volendomi soffermare su queste ultime, abbiamo registrato una crescita nell’offerta di soluzioni B2C per quanto riguarda la gestione patrimoniale e, parallelamente, sempre più aziende offrono ai propri dipendenti, un supporto nell’affrontare le problematiche, dirette ed indirette, generate dal Covid19 (vaccinazioni, assicurazioni, supporto psicologico).

Timidamente e, soprattutto oltre oceano, stanno nascendo piattaforme per le PMI (ma calzerebbero a pennello un po’ per tutte le realtà) che consentono di offrire ai rispettivi dipendenti soluzioni sia per il benessere finanziario e quello fisico: è il caso, ad esempio, di Gusto, società di gestione paghe che, recentemente ha lanciato Gusto Wallet. Una suite che il datore di lavoro può mettere a disposizione dei propri dipendenti e che comprende un conto fruttifero, una carta di debito, il prodotto di accesso anticipato allo stipendio.

I servizi offerti da Gusto, in aggiunta a quello della gestione paghe, sono a titolo gratuito…

Le società che operano nel mondo del payroll hanno, ovviamente, una visione privilegiata di quello che può essere il flusso di cassa dei dipendenti e della loro effettiva capacità di rimborsare eventuali prestiti e possono, quindi, anticipare delle necessità di liquidità.

Il fulcro dell’operatività di Gusto è il wallet, dove viene accreditato lo stipendio: in tal modo non ci si deve preoccupare, al contrario di altri competitor (vedi fintech o neobank) dell’acquisizione dei clienti.

Il vantaggio di questo tipo di soluzioni c’è anche per le PMI che, spesso, non possono permettersi di pagare servizi del genere offerti da aziende più grandi. Altro punto a favore di Gusto è che l’account del wallet può essere conservato dal dipendente anche se questo cambiasse azienda ed è un vantaggio non da poco, soprattutto in tema di fidelizzazione e pubblicità verso altre realtà lavorative.

Sarebbe bello se anche in Italia si cominciassero a vedere esempi del genere, magari anche più completi; la collaborazione tra realtà fintech, pmi ed assicurazioni, in un ambiente che sfrutti le potenzialità dell’open banking e dell’open insurance (che ormai è una realtà), porterebbe a soluzioni di grande valore per le aziende che le volessero proporre ai propri dipendenti.

Tramite il BaaS (Banking as a Service), ovvero l’acquisto di servizi bancari a catalogo ed il collegamento, via API, con società assicurative, si potrebbe arrivare, con tempi e risorse compresse, ad ottenere ottimi risultati.

Un lavoratore che potesse contare su una maggiore sicurezza, in termini di salute fisica e finanziaria, lavorerebbe meglio e porterebbe maggiori risultati alla propria azienda.

Direi che siamo solo in attesa della scintilla e poco conta chi sarà a scoccarla (una fintech, un’assicurazione, un’azienda particolarmente “visionaria”), questa non sarà un’avventura, non può essere soltanto una primavera (Lucio Battisti docet) ma sarà un grande successo.

Altra novità che ci arriva dagli USA riguarda il gender gap nell’accesso al credito: Fiserv, fornitore di servizi finanziari per aziende ha annunciato, qualche giorno fa, la nascita della First Women’s Bank, un’istituzione organizzativa che permetterà alle imprenditrici una maggiore facilità di accesso al credito per finanziare le proprie iniziative imprenditoriali.

Altra missione della First Women’s Bank sarà quella di supportare le imprese colpite in modo sproporzionato dalla crisi generata dalla pandemia. Non soltanto un’istituzione contro il gender gap quindi, ma una banca commerciale a tutto tondo, innovativa, nata per collegare le PMI con soluzioni di capitale innovative e favorire la nascita di una comunità in grado di promuovere partnership strategiche ed inclusione. Altissima è l’ambizione così come altissime sono le professionalità chiamate a far parte dell’organigramma della FW Bank.

L’imprenditoria femminile è una grande risorsa e ben vengano anche in Italia iniziative del genere.

Giovanni Vattani